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Il vice presidente del Settore Tecnico, Mario Carrubba, ospite a Udine
Venerdì 6 febbraio la sezione di Udine ha ospitato il vice presidente del Settore Tecnico Mario Carrubba.
Il relatore di Gabicce Mare si è dapprima rivolto agli arbitri della sezione, sfatando quella serie di falsi miti che definivano “bravo” quell’arbitro che sa dare il vantaggio, quello che ammonisce poco oppure quello che fischia meno di trenta falli per gara. L’arbitro bravo, invece, è quello che sa mostrare più di tutti credibilità e ottime capacità atletiche.
Credibilità vuol dire ottenere fiducia dei calciatori, fiducia non verso l’arbitro ma verso “l’uomo” arbitro, e questa qualità si conquista solo attraverso la precisa conoscenza ed applicazione del regolamento, essendo sereni, autorevoli (e non autoritari) e con la naturalezza dei gesti.
Essere atleti significa poi sapersi esprimere adeguatamente in funzione delle gare che arbitriamo, capire lo sviluppo del gioco anticipando l’azione quando necessario e tenendo ben presenti tre condizioni indispensabili: avere sempre di fronte gli Assistenti, non intralciare il gioco e avere una visione laterale dell’azione per ottenere la giusta prospettiva sui fatti che siamo chiamati a giudicare. In questo modo lo spostamento viene portato per logica a seguire la famosa diagonale che risulta tanto difficile da attuare.
Infine il regolamento, che è un complesso di regole correlate tra loro da una logica semplice e di facile intuizione, deve essere il fulcro delle riunioni tecniche e della vita sezionale affinché tutti gli arbitri ne abbiano piena padronanza.
Dopo qualche simpatico aneddoto della sua vita, nella parte finale del suo discorso, il vice presidente del Settore Tecnico si è rivolto agli osservatori arbitrali. Ha ricordato loro che sono stati essi stessi degli arbitri e che, alle prime partite, hanno commesso anche loro degli errori, magari anche grossolani. Il compito dell’Osservatore arbitrale non è l’elenco degli errori, ma capirne le ragioni per aiutare il giovane arbitro a migliorarsi. E negli spogliatoi è necessario comunicare, per far crescere l’arbitro e per crescere insieme a lui.
Il discorso si chiude con un appello agli arbitri: quando un amico vi chiede cosa fate, non rispondete “faccio l’arbitro”, ma “sono un arbitro” Sottolineando una serie di valori come il rispetto e l’onore che sono alla base della nostra Associazione.
Luca Marcuzzi


