articoli

Paolo Calcagno a Udine

L’ingresso in sala di Paolo Calcagno è di quelli silenziosi, con passo morbido, senza dare nell’occhio. La  fama lo precede, la gloriosa carriera compiuta sinora è nota, la curiosità che freme a scapito della buona norma “di farsi gli affari propri” riguardo alle sue emozioni dello scorso SudAfrica2010 anche. L’occasione di crea giovedì 20 gennaio: Paolo poi è impegnato a Portogruaro e la domenica proprio al Friuli nella gara contro l’Inter. E noi non potevamo sperare che finisse meglio!

Paolo comincia ad arbitrare nel 1984, è assistente internazionale dal 2005 ed  i suoi archivi riportano la bellezza di quasi 200 gare in Serie A.

“Quasi come essere a San Siro”: queste le parole che ha pronunciato quando, procinto a cominciare la riunione, Calcagno ha notato la platea sopra di lui, che la conformazione della sala fa assomigliare agli spalti di uno stadio. Del Meazza, dice lui.

L’incontro è propizio per condividere con noi i filmati registrati in SudAfrica nel corso della permanenza dei nostri rappresentanti internazionali in occasione del mondiale per nazionali svoltosi lo scorso anno. Proprio lì Paolo Calcagno si è allenato per un mese, nel corso della sua permanenza nel continente dei Vatussi.

Lui che è diventato arbitro per caso, perché all’oratorio avevano chiesto chi volesse provare a fare il corso. Poi…ci vuole molta fortuna per trovare la strada giusta nel corso della scalata,  ricorda.

Ma l’arbitraggio dà una marcia in più, è scuola e palestra di vita: impari a comunicare e a relazionarti con tutte le generazioni e tutti i ruoli, devi farti trovare spigliato e capace di decidere. Velocemente e bene.

Comunicazione che è composta per la maggior parte dal comportamento gestuale, un terzo dall’intonazione e il restante 15% dalle parole che effettivamente usiamo: ecco perché stare molto attenti a come ci si pone. L’atteggiamento vincente è poi quello che parte dalla concentrazione, anche ricreandosi dei micro-riti da attuare prima della gara; essendo carichi ma non troppo, capaci di gestire stress e tensioni: ciò va coniugati con uno stile di vita sano ed una vita privata che non deve interferire con l’attività, per la quale è bene prepararsi con l’allenamento giusto, che si può definire tale quando ci permette, in qualunque momento, di effettuare lo sforzo richiesto senza impensierirci sulla resistenza alla fatica che ci è richiesta fino al termine dei 90 minuti. Quando si è in campo bisogna tralasciare gli altri pensieri, che altrimenti comprometterebbero il risultato.

Nel corso dei 90 minuti ci sarà anche richiesto di assumere una quantità notevole di decisioni, come nessun’ altra attività richiede: se fischiamo circa 30 volte nel corso della partita, vorrà dire che un’altra trentina di volte decideremo di non fischiare. È anche in questo che ti tempra l’arbitraggio!

Va inoltre tenuto presente che, se ci designano per una gara, dobbiamo affrontarla serenamente perché, se questa ci è stata affidata, è perché abbiamo certamente le caratteristiche per portarla al termine. Lavoro che andrà svolto di concerto con gli assistenti, perchè dal campo si esce “o tutti vincenti o tutti perdenti”. E lui, il passato ce lo ricorda, queste cose le sa bene. Ecco il motivo per cui sarà utile trovarsi prima della partita per bere un caffè e conoscersi, instaurare la più proficua sinergia con cui intendersi alla meglio in campo.

Dalle giovanili ai dilettanti, dalla Serie D ai mondiali.

Buon girone di ritorno!